Buongiorno FabioAndrea ! cosa facciamo ?
Ciao cara ! ti va un altro esercizio di Ucronia? Garibaldi resta in Sud America a farsi i fatti suoi e la Spedizione salta. Conseguenze ?
Se Giuseppe Garibaldi avesse deciso di rimanere in Sud America (magari affascinato dalla causa rioplatense o per non superare il lutto per Anita) e la Spedizione dei Mille non fosse mai avvenuta, la storia dell'unificazione italiana avrebbe preso una piega radicalmente diversa. L'unificazione si sarebbe arrestata, o avrebbe seguito una via strettamente diplomatica e confederale.
Il Regno delle Due Sicilie: Sopravvivenza e Riforme Zoppicanti
Senza l'invasione garibaldina e l'improvviso crollo dell'apparato militare e burocratico borbonico, Francesco II (Franceschiello) sarebbe rimasto sul trono a Napoli. Tentativo di ammodernamento: Per evitare rivolte interne, la corona borbonica avrebbe dovuto concedere la Costituzione del 1860 e tentare di liberalizzare il paese. Instabilità cronica: La Sicilia, da sempre insofferente al potere napoletano, sarebbe rimasta una polveriera. Senza Garibaldi a canalizzare l'insurrezione nell'unità d'Italia, l'isola avrebbe vissuto una serie di sanguinose rivolte autonomiste o separatiste, represse a fatica dall'esercito borbonico.
Il Nord: Il Regno dell'Alta Italia e la diplomazia di Cavour. Senza l'azione fulminea di Garibaldi a Sud, Camillo Benso di Cavour non avrebbe avuto il pretesto geopolitico per far scendere l'Esercito Sardo attraverso le Marche e l'Umbria (giustificato con le Potenze europee come "necessario per fermare i repubblicani di Garibaldi").
La geografia del Nord: Il Regno di Sardegna si sarebbe limitato a inglobare la Lombardia, i Ducati padani e l'Emilia-Romagna, formando un solido e moderno Regno dell'Alta Italia sotto Vittorio Emanuele II.
Lo Stato Pontificio: Papa Pio IX avrebbe mantenuto intatti la Romagna (o parte di essa), le Marche, l'Umbria e il Lazio, forte del costante protettorato militare della Francia di Napoleone III.
Gli equilibri geopolitici e l'ipotesi Confederale
La mancata impresa garibaldina avrebbe riaperto la strada al vecchio progetto cavouriano (e francese) di una Confederazione Italiana:
Un'Italia a tre blocchi: Un Nord sabaudo e industrializzato, un Centro pontificio sotto tutela francese, e un Sud borbonico sotto l'influenza (o la pressione) delle potenze europee.
La III Guerra d'Indipendenza (1866): Nel 1866 la Prussia avrebbe comunque attaccato l'Austria. Il Regno dell'Alta Italia si sarebbe alleato con Bismarck per prendere il Veneto, ma senza la spinta del Sud, la guerra avrebbe avuto costi e dinamiche esclusivamente settentrionali. Niente Breccia di Porta Pia (o molto ritardata): Senza l'esigenza di dare una capitale unitaria al Paese e senza la caduta di Napoleone III nel 1870 (o anche avendola), l'annessione di Roma sarebbe stata molto più complessa e sgradita alle potenze cattoliche.
Conseguenze socio-economiche nel lungo periodo
Ambito Scenario Reale (Unità nel 1861)
Questione Meridionale Annessione rapida, smantellamento industriale del Sud, brigantaggio e forte emigrazione. Il Sud conserva il proprio tesoro e regime fiscale, ma soffre di lentezza infrastrutturale e autoritarismo.
Identità Nazionale "Fatta l'Italia, facciamo gli italiani" (processo forzato e centralizzato). Identità regionali molto più forti; possibile sviluppo di un modello federale alla svizzera o tedesca.
Peso Geopolitico L'Italia nasce subito come una (debole) "Sesta Potenza" europea. Il Nord Italia è una potenza medio-alta integrata in Europa; il Sud resta uno Stato cuscinetto nel Mediterraneo.
Scenario Ucronico (Senza Garibaldi)
Senza l'imprevedibile "variabile Garibaldi", l'Italia non si sarebbe unita nel 1861. Avremmo assistito a una confederazione di Stati o a un'unione doganale/economica, posticipando l'unità politica di decenni o trasformando la penisola in un modello federale simile alla Germania bismarckiana.
In uno scenario in cui l'Italia resta divisa tra Nord sabaudo e Sud borbonico, come cambia lo scoppio e la partecipazione alla Prima Guerra Mondiale?
Nello scenario di un'Italia divisa, lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914 avrebbe completamente stravolto la diplomazia e le dinamiche militari dell'Europa meridionale, con conseguenze profonde su entrambi gli Stati italiani.
Le posizioni dei due Stati italiani nel 1914
1. Il Regno dell'Alta Italia (Savoia): L'ago della bilancia a Nord.
Iniziale neutralità commerciale: Senza il peso finanziario dell'annessione del Sud e con un'economia industriale concentrata nel triangolo Torino-Milano-Genova, il Regno dell'Alta Italia sarebbe stato molto più ricco, stabile e militarmente solido rispetto al regno reale del 1914. L'irredentismo limitato: L'obiettivo sabaudo non sarebbe stato "completare l'Italia" fino a Sicilia e Roma, ma quasi esclusivamente conquistare il Trentino e Trieste dall'Impero Austro-Ungarico.
L'entrata in guerra (1866 e 1915): Essendo un potenziale alleato chiave contro l'Austria-Ungheria, sia la Triplice Intesa (Francia, Gran Bretagna, Russia) sia gli Imperi Centrali (Germania e Austria) avrebbero fatto offerte colossali per accaparrarselo. L'Alta Italia sarebbe entrata in guerra a fianco dell'Intesa nel 1915, focalizzando il fronte alpino unicamente sui confini nord-orientali.
2. Il Regno delle Due Sicilie (Borbone): Neutralità o Pedina nel Mediterraneo. Stato cuscinetto agricolo: Senza l'industrializzazione del Nord, il Sud borbonico sarebbe rimasto un paese a prevalenza agricola, con un esercito numeroso ma tecnologicamente arretrato e una flotta focalizzata sul controllo marittimo.
La tentazione della neutralità: Tradizionalmente legato a linee dinastiche filo-austriache/spagnole ma sotto forte pressione navale britannica e francese nel Mediterraneo, il Regno di Napoli avrebbe cercato disperatamente di rimanere neutrale.
L'impatto degli alleati: La Gran Bretagna non avrebbe tollerato un Sud Italia ostile nel mezzo della rotta per il Canale di Suez. Qualsiasi cenno borbonico di avvicinamento alla Germania avrebbe portato a un blocco navale britannico o all'occupazione anglo-francese dei porti chiave (Taranto, Palermo, Augusta).
Le dinamiche della guerra e le conseguenze geopolitiche
Ambito Scenario Reale (Italia Unita) Scenario Ucronico (Alta Italia + Due Sicilie)
Fronte Militare Impegno su un lunghissimo fronte montano e sforzo bellico enorme che sfiancò la nazione. Fronte Nordico Focalizzato: L'esercito sabaudo, più ricco e meglio equipaggiato, concentra le forze sull'Isonzo/Piave con riserve più solide.
Geopolitica del Mediterraneo La Regia Marina controlla l'Adriatico e il Mediterraneo centrale. Dominio Anglo-Francese: Il Mediterraneo è gestito direttamente dalla Royal Navy; il Regno delle Due Sicilie diventa un protettorato de facto dell'Intesa per la durata del conflitto.
Instabilità Sociale "Vittoria mutilata", crisi economica, "Biennio Rosso" e nascita del Fascismo. Rivoluzione al Sud / Stabilità al Nord: L'Alta Italia esce vincitrice con Trentino e Trieste; il Sud borbonico soffre la fame per il blocco navale e rischia rivolte contadine/socialiste.
Il dopoguerra: L'ascesa dell'Alta Italia e il crollo borbonico
Il Nord vince e si consolida: Il Regno dell'Alta Italia ottiene il Trentino, l'Alto Adige, Trieste e la Venezia Giulia. Esce dalla guerra come una potenza industriale mitteleuropea, ricca, senza il debito pubblico causato dal Sud e senza la leggenda della "vittoria mutilata".
Il Sud crolla sotto la crisi globale: Bloccato dai commerci e impoverito, il Regno delle Due Sicilie non regge l'urto della crisi del dopoguerra (1919-1920). Si verificano insurrezioni popolari e la monarchia borbonica rischia di cadere, aprendo la strada a una repubblica meridionale o a un'ondata di instabilità politica analoga a quella greca o balcanica.
In questo scenario, che fine fa lo Stato Pontificio di Pio IX e dei suoi successori tra la fine dell'800 e la Grande Guerra?
Nello scenario in cui la Spedizione dei Mille non avviene e l'Italia resta divisa, lo Stato Pontificio vive un cinquantennio (1860-1915) completamente diverso, trasformandosi da potenziale vittima dell'Unità a perno dell'equilibrio geopolitico italiano. Senza l'annessione sabauda delle Marche e dell'Umbria nel 1860 e la Breccia di Porta Pia nel 1870, il Papa conserva un territorio integrale che comprende Lazio, Umbria, Marche e parte della Romagna.
La diplomazia e la protezione internazionale (1860–1900)
Il protettorato francese e il "Cuscinetto Cavour": Napoleone III mantiene le sue truppe a Roma come garante della sovranità papale. Il Regno dell'Alta Italia, non avendo la forza politica né il pretesto ideologico per attaccare il Papa, accetta lo Stato Pontificio come uno Stato cuscinetto neutrale che separa il Nord sabaudo dal Sud borbonico. Le riforme di Pio IX e Leone XIII: Conservando il potere temporale, la Santa Sede deve affrontare la modernizzazione. Con Leone XIII (Papa dal 1878), l'emanazione dell'enciclica Rerum Novarum (1891) non è solo una guida dottrinale per i cattolici del mondo, ma diventa la base dell'ordinamento sociale e legislativo dello Stato Pontificio: una sorta de "terza via" cattolica tra capitalismo industriale e socialismo.
Economia e Società: La "Svizzera dello Spirito".
Ambito Evoluzione dello Stato Pontificio (1870–1914)
Economia Prevalentemente agricola al Sud (Lazio/Umbria), con un importante polo commerciale e manifatturiero nelle Marche e in Romagna. Grande afflusso di capitali grazie al turismo religioso e al "Obolo di San Pietro" internazionale.
Politica Interna Monarchia teocratica illuminata. Nascono forme di rappresentanza locale consultiva (Consiglio di Stato a maggioranza laica) per evitare rivolte liberali.
Infrastrutture Sviluppo della rete ferroviaria pontificia, collegata direttamente con la rete del Regno dell'Alta Italia a Nord e con quella borbonica a Sud.
La Grande Guerra: Roma Capitale della Neutralità Europea
Durante la Prima Guerra Mondiale (1914-1918), lo Stato Pontificio gioca un ruolo cruciale:
Inviolabilità e Neutralità assoluta: Sotto il pontificato di Benedetto XV (eletto nel 1914), lo Stato Pontificio dichiara la propria neutrale neutralità. Mentre il Regno dell'Alta Italia combatte contro l'Austria e il Sud borbonico subisce il controllo anglo-francese, Roma diventa il principale centro diplomatico d'Europa.
Rifugio e Mediazione: Senza la "Questione Romana" a paralizzare la Chiesa, Benedetto XV usa il suo potere statale per promuovere trattative di pace (la celebre denuncia dell'"inutile strage" ha il peso di un capo di Stato sovrano). Roma diventa la sede neutrale per lo scambio di prigionieri e per le missioni umanitarie internazionali.
Il Dopoguerra: Verso la "Confederazione Italiana"
Alla fine della Grande Guerra (1918), lo Stato Pontificio si ritrova circondato da un'Europa sconvolta:
Il Nord Italia vincente ma cauto: Il Regno dell'Alta Italia, pur avendo guadagnato Trentino e Trieste, non ha alcun interesse a invadere uno Stato Pontificio protetto dalle potenze vincitrici (Francia e Stati Uniti). Il garante della stabilità: Con il Regno delle Due Sicilie in preda alla crisi economica e sociale post-bellica, il Papa si propone come mediatore naturale per la nascita di una Confederazione degli Stati Italiani, una lega economica e doganale presieduta simbolicamente dal Pontefice (realizzando, con 70 anni di ritardo, l'antico sogno neo-guelfo di Vincenzo Gioberti).
di FabioAndrea e Gemini.
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