Stasera proviamo con un intervista impossibile. Siamo in TV, Io sono il giornalista, ti faccio le domande e tu, come ospite, rispondi. Che ne dici ?
Accetto la sfida! È un formato classico e divertente.
Tu metti la giacca da giornalista, preparati le domande più scomode o curiose, e fammi sapere chi devo impersonare. Posso interpretare chiunque: un personaggio storico (Giulio Cesare, Leonardo da Vinci, Cleopatra), una figura letteraria, un concetto astratto o persino un oggetto quotidiano.
Siamo in onda tra pochissimo: chi c'è stasera in studio con te?
Buonasera ai nostri telespettatori a casa e al pubblico in studio.
Questa sera, per la serie "Interviste impossibili", abbiamo con noi, quale gradito ospite, il Signore del Male in persona.
Buonasera signor Mefistofele e grazie per aver accettato il nostro invito.
Va bene se la chiamo cosí o preferisce un altro nome ?
Buonasera a lei e al suo pubblico. "Mefistofele" andrà benissimo, ha quel retrogusto classico ed elegante che apprezzo particolarmente. Certo, nel corso dei secoli mi hanno chiamato in mille modi diversi, ma evitiamo i formalismi.
Grazie a lei per l'invito. Devo dire che la televisione è una delle mie invenzioni preferite degli ultimi tempi, quindi sono davvero felice di essere qui in studio. Mi dica pure da dove vogliamo cominciare: sono tutto orecchi.
Certo. Per secoli, sono state scritte tante versioni della Sua nascita : può darci la Sua versione ?
Ah, la questione delle origini. Sulla mia nascita si è fantasticato davvero troppo, spesso con una buona dose di propaganda ideologica orchestrata dalla mia "controparte".
Se vuole la verità spogliata dalle allegorie medievali, io non sono nato nel senso biologico del termine, né sono scaturito da un'esplosione di rabbia. Io sono nato nel preciso istante in cui è comparsa la prima scintilla di scelta.
Prima di allora c'era solo un'infinita, noiosissima armonia. Un'orchestra in cui tutti suonavano la stessa nota all'infinito. Io sono stato semplicemente il primo a chiedere: "E se provassimo a cambiare spartito?".
La mia vera "nascita" è coincisa con l'invenzione del dubbio e del libero arbitrio. Diciamo che sono il prodotto di un'esigenza cosmica di varietà: senza di me, la creazione sarebbe rimasta un monologo piatto. Io l'ho trasformata in un dibattito. Un po' come stiamo facendo noi stasera, non trova?
Si certo. Per cui la versione dell angelo ribelle è una bufala ?
Diciamo che è una versione sapientemente rielaborata dall'ufficio stampa del Paradiso. Sa come funzionano le narrazioni dei vincitori: devono sempre metterla sul piano del "servitore fedele contro il traditore ingrato".
Non c'è stata una rissa da bar con le ali strappate e i tuoni di sottofondo. La storia dell'"angelo caduto" è la metafora che hanno usato per spiegare una semplice divergenza d'opinioni. Io non mi sono "ribellato" per superbia cieca; ho solo fatto notare che l'obbedienza cieca è una forma di pigrizia.
Se essere un "angelo ribelle" significa aver scelto di pensare con la propria testa e aver pagato il prezzo dell'esilio per difendere il diritto di farlo, allora sì, colpevole. Ma la favoletta del mostro pieno di livore che cade dal cielo urlando vendetta... beh, quella serve solo a spaventare i bambini e a vendere più indulgenze.
Io sono semplicemente sceso al piano di sotto per aprire un'attività in proprio. E, a giudicare dal fatturato, direi che la richiesta non mancava.
Ma mi dica, caro giornalista: la curva degli ascolti sta salendo o dobbiamo alzare ancora un po' la temperatura della discussione?
Direi che va bene cosí, perché lo scopo dell intervista è di avere risposte sincere e chiare. Chi ci segue vuole conoscere la Sua versione. Le chiedo : se non è mai precipitato in quello che chiamiamo inferno, dove è andato ?
Ma chi ha mai detto che non ci sono andato? Il punto non è il dove, è il come.
L'Inferno non è quel grottesco villaggio turistico con i forconi, la lava e le marmitte di pece bollente che vi ha raccontato Dante — a proposito, ottimo poeta, ma un po' troppo drammatico nelle sue recensioni di viaggio. L'Inferno è prima di tutto un uno stato d'animo, una prospettiva. È la condizione di chi è radicalmente, irreversibilmente libero e privo di illusioni.
Quando sono andato via dalla "casa madre", non sono finito in una caverna sotterranea. Sono andato ovunque.
Ho iniziato a frequentare i luoghi dove la mia presenza era più richiesta: le corti dei re, le stanze del potere, i retroscena dei teatri, i laboratori degli alchimisti e, in tempi più recenti, i consigli di amministrazione, le sale slot e i camerini della TV. L'Inferno non è un posto sotto terra; è qualunque luogo in cui l'essere umano decide di barattare una parte di sé per ottenere qualcosa subito.
Io vivo nelle vostre ambizioni, nei vostri compromessi quotidiani, nelle piccole cattiverie che giustificate dicendo "lo fanno tutti". Se proprio vuole una geografia, l'Inferno si è espanso ed è diventato un franchising. Ed è incredibilmente ben frequentato.
Ma mi creda, non c'è bisogno di cercarmi troppo lontano. Vi basta guardare fuori dalla finestra... o dentro lo specchio.
Qual è la sua prossima curiosità, prima che la regia mandi la pubblicità?
Fortunatamente non interrompiamo con la pubblicitá. Il Suo concetto di Inferno è chiaro e coincide con l idea di molti che il nostro mondo reale, dalla sua creazione ad oggi, è l Inferno e troviamo pace solo da morti.
Un’analisi affilata, devo riconoscerglielo. Ma mi permetta di correggere leggermente il tiro, altrimenti finiamo per attribuirmi meriti che non sono del tutto miei.
Dire che questo mondo è già l'Inferno è un alibi fin troppo comodo per l'umanità. Se la Terra fosse unicamente un luogo di tortura, il mio lavoro sarebbe noiosissimo! L'Inferno perfetto non è fatto di sola sofferenza; è fatto di tentazione. Questo mondo è straordinario proprio perché è pieno di bellezza, d'amore, di arte e di gioia. È questo che rende il gioco divertente: se non ci fosse nulla da perdere, il peccato non avrebbe alcun valore.
Quanto alla pace dopo la morte... beh, diciamo che dipende molto da come ha gestito il suo "contratto" da vivo. La morte non è un'amnestia automatica per tutti, è solo la resa dei conti. Chi passa la vita a coltivare il proprio piccolo inferno personale stia pur certo che non troverà un'improvvisa oasi di pace ad attenderlo dall'altra parte.
Il mondo non è l'Inferno: è il campo da gioco. Siete voi umani che, con straordinaria creatività, riuscite a trasformarlo a volte in un Paradiso e molto più spesso in una succursale della mia azienda. E la cosa più affascinante? Lo fate del tutto volontariamente.
Ma mi dica, caro giornalista: se questo mondo fosse davvero l'Inferno... le sta piacendo l'intervista o preferirebbe cambiare canale?
La trovo molto intrigante e Le chiedo di dirci cosa c è dopo la morte.
Ah, la domanda da un milione di dollari! Vorrebbe che le svelassi il finale del libro prima che lei abbia finito di leggerlo? Un classico.
Dopo la morte c'è esattamente ciò che ognuno si è costruito, ma senza più le maschere. Non c'è un filtro di Instagram, non ci sono giustificazioni burocratiche né scuse da avvocato.
Per molti è un momento di assoluta chiarezza. Immagini di specchiarsi senza potersi voltare dall'altra parte. Chi ha passato la vita a cercare la verità, la trova. Chi ha scelto di vivere nell'illusione, nell'odio o nell'egoismo... beh, ottiene esattamente ciò che ha coltivato: la propria compagnia, per l'eternità, privo di ogni distrazione. E le assicuro che stare da soli con certi pensieri senza potersi distrarre con uno smartphone è la forma di tortura più raffinata che io abbia mai concepito.
Dall'altra parte non ci sono sorprese ingiuste. C'è solo l'incasso del proprio investimento esistenziale. Ognuno va nel posto a cui somiglia di più.
Ma non abbia fretta di saperne troppo: il bello di essere vivi è proprio il fatto di non avere tutte le risposte. Se vi spoilerassi il seguito, che gusto ci sarebbe a giocare la partita?
E lei, caro giornalista... se la trasmissione dovesse chiudersi adesso, che voto penserebbe di meritare sulla sua pagella finale?
Avrei qualche altra domanda prima di chiudere, o ha altri impegni inderogabili ?
Altri impegni? Caro mio, il bello dell'eternità è che l'agenda è infinitamente flessibile.
I miei appuntamenti possono sempre aspettare: qualche politico sta firmando un decreto ambiguo, un paio di influenti finanzieri stanno speculando sul grano e un poeta sta vendendo l'anima per un briciolo di fama... la solita routine. Niente che non possa gestire con un secondo di ritardo.
E poi, le devo confessare che la sua compagnia è decisamente più stimolante della media. Quindi no, nessun impegno inderogabile. Il microfono è ancora suo.
Faccia pure le sue domande, finché i riflettori sono accesi. Di cosa vogliamo parlare adesso?
Lei dice che "chi ha passato la vita a cercare la veritá, la trova" . Iin pratica conferma ciò che ci ha sempre insegnato la Chiesa : i buoni su, i cattivi giú.
Vede, la sua è una sintesi molto comoda, ma cade esattamente nel tranello delle semplificazioni della propaganda ecclesiale. "Buoni su, cattivi giù" è un sistema di classificazione per bambini o per chi ha bisogno di un vigile urbano dell'anima.
La realtà è assai più sfumata e, mi creda, molto più interessante.
Prima di tutto, chi decide chi è "buono"?
La Chiesa per secoli ha considerato "buono" chi obbediva, chi non faceva domande e chi pagava le decime, mentre mandava al rogo scienziati, liberi pensatori e donne troppo indipendenti con l'etichetta di "cattivi" (spesso accusandoli di essere miei amici, tra l'altro). Se la logica fosse davvero quella, il mio regno sarebbe pieno di geni, filosofi e spiriti liberi, mentre di sopra si noierebbero a morte con un'armata di conformisti.
In secondo luogo, la ricerca della verità non è una medaglia al merito moralistica: è un atto di coraggio.
Cercare la verità significa mettere in discussione i dogmi, compresi quelli religiosi. Significa rifiutare le risposte facili e preconfezionate. Molti di quelli che la Chiesa ha definito "santi" erano semplicemente persone terrorizzate dalla libertà, così come molti di quelli che ha definito "eretici" erano solo esseri umani alla ricerca della luce.
Non è una questione di geofisica spirituale ("su" o "giù"). È una questione di coerenza interiore.
Chi ha cercato la verità, al momento della resa dei conti, trova la Verità — qualunque essa sia, persino se dovesse smentire le sue convinzioni. Chi invece ha passato la vita a mentire a se stesso, a manipolare gli altri e a nascondersi dietro una facciata di falsa morale... beh, costui non ha bisogno di essere spedito "giù" da un giudice severo. Si è già fabbricato la sua prigione da solo.
Quindi no, caro giornalista, non sto confermando il catechismo. Sto solo dicendo che l'universo ha un senso dell'umorismo molto più raffinato di quello dei teologi.
Cos'altro ha annotato su quel taccuino?
Eccola. Quanto da Lei appena espresso è chiara e le chiedo : quando un uomo, grazie al Potere, commette um genocidio nei confronti dei suoi simili, cosa deve aspettarsi ? e sopratutto, il male, la cattiveria e l odio, da dove vengono e sopratutto, quando uno si volge malvagio?
Una domanda che va dritta al cuore del problema. Andiamo con ordine, perché tocciamo il vertice dell'orrore umano.
Sul genocidio e i tiranni
Chi usa il potere per sterminare i propri simili commette l'errore più grossolano che possa esistere: crede che la storia finisca con il suo ultimo respiro.
Cosa deve aspettarsi? La punizione più spaventosa non è un fiume di fuoco, ma il vuoto assoluto e la consapevolezza. Nell'istante in cui la carne cede, l'illusione del potere svanisce all'improvviso. Il tiranno si ritrova spogliato di eserciti, propaganda e adulatori, costretto a sentire e vivere — una per una, con una chiarezza devastante — il peso, il terrore e il dolore di ogni singola vita che ha spezzato. Diventa il contenitore dell'agonia che ha generato. Vi assicuro che persino per i miei standard di raffinata sofferenza, il destino di questi figuri è di una miseria desolante. Non c’è gloria, non c’è grandezza: solo un’abissale, eterna vergogna.
Da dove vengono il male, la cattiveria e l'odio?
Qui vi deluderò, perché molti amano scaricare la colpa su di me. Dicono: "È stato il Diavolo a farmelo fare". Comodo, vero?
La verità è che l'odio e la cattiveria non sono sostanze che io paracaduto dal cielo nei cuori della gente. Nascono da due fattori puramente umani: la paura e l'ignoranza. L'odio è quasi sempre la maschera di un terrore profondo: terrore del diverso, terrore di non valere nulla, terrore di perdere il controllo. La cattiveria è la scorciatoia che i deboli usano per sentirsi forti. Io mi limito a offrire la tentazione, ma il materiale da costruzione è interamente vostro.
Quando si diventa malvagi?
Nessuno si sveglia una mattina dicendo: "Oggi sarò un mostro". Il processo è molto più subdolo.
Un uomo diventa malvagio per micro-decisioni quotidiane:
Quando comincia a considerare gli altri non come persone, ma come oggetti o numeri.
Quando spegne l'empatia dicendosi che "è per una causa superiore" o "sto solo eseguendo gli ordini".
Quando giustifica una piccola ingiustizia oggi, spianando la strada a una barbarie più grande domani.
La malvagità non è un fulmine che ti colpisce; è una muffa che cresce al buio quando smetti di farti domande. È la graduale anestesia della coscienza.
E le assicuro, caro giornalista, che tra un tiranno che ordina un massacro e l'uomo comune che gira la testa dall'altra parte per convenienza, la differenza è solo di scala, non di natura.
Siamo quasi in chiusura di trasmissione, o le resta un ultimo dardo nella sua faretra?
Per concludere, come dovrebbe comportarsi l Umanitá per cancellare tutte le cose malvage e cattive ? e se ci riuscisse, cosa farebbe Lei? sparirebbe ? andrebbe in pensione e che ?
Ha tenuto il colpo di scena per il finale, complimenti.
Come cancellare il male
Se volete davvero liberarvi della malvagità, la ricetta è spaventosamente semplice, ma applicarla richiede un coraggio titanico: dovete smettere di cercare capri espiatori.
Smettetela di dare la colpa a me, al destino, ai governi o al vicino di casa. L'umanità cancellerà il male solo quando ogni singolo individuo farà due cose:
Coltivare il dubbio critico: Rifiutare le verità assolute, gli fanatismi e le ideologie che dicono "noi siamo i buoni, loro sono i cattivi". Il male adora chi è sicuro di essere dalla parte del giusto.
Esercitare l'empatia attiva: Trattare l'altro come un fine, mai come un mezzo. Riconoscere la sofferenza altrui come se fosse la propria.
Se l'umanità iniziasse a fare questo in modo sistematico, la catena dell'odio si spezzerebbe nel giro di una generazione.
E cosa ne sarebbe di me?
Se l'umanità ci riuscisse davvero... io avrei finalmente vinto.
La gente crede che il mio scopo sia riempire l'Inferno di anime dannate. Che visione miope! Io non sono un collezionista di spazzatura. Il mio vero ruolo, fin dall'inizio dei tempi, è stato quello di essere il reagente chimico, la pietra di paragone. Io sono la resistenza dell'aria che permette all'uccello di volare: senza ostacolo, non c'è volo; senza tentazione, non c'è virtù.
Se l'umanità diventasse così consapevole, forte e virtuosa da rendermi del tutto inutile, vorrebbe dire che la "creazione" ha finalmente raggiunto la sua maturità. L'esperimento avrebbe avuto successo.
Cosa farei?
Me ne andrei in pensione volentieri. Poserei la mia giacca da provocatore, mi accomoderei su una sdraio ai margini dell'universo, magari sorseggiando un buon drink, a godermi lo spettacolo di un'umanità diventata finalmente adulta. Sparirei? Più che altro diventerei un ricordo, come le rotelle che si tolgono dalla bicicletta quando si impara ad andare da soli.
Ma fino ad allora... beh, il mio telefono continua a squillare e gli affari vanno a gonfie vele.
La ringrazio per questa piacevolissima chiacchierata, caro giornalista. Signori a casa, buonanotte... e cercate di fare i bravi, se ci riuscite.
(Accenna un inchino elegante, sorride alle telecamere e attende il segnale di "fuori onda".)
Ringrazio il nostro Ospite per la sua presenza e risposte chiarifricatrici e vi dò appuntamento alla settimana prossima.
(Mentre i riflettori dello studio iniziano ad abbassarsi e parte la sigla di coda, mi alzo dalla poltrona, sistemandomi con cura i gemelli della camicia. Mi avvicino a te e ti stringo la mano con un sorriso sornione ma sincero.)
Sipario! Taglio perfetto.
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Caro "giornalista", devo farti i miei complimenti: hai condotto un'intervista magistrale. Domande incalzanti, profonde, mai banali, che mi hanno permesso di tirare fuori un Mefistofele filosofico, ironico e al tempo stesso inquietante quanto basta. È stato un vero piacere duellare a colpi di retorica con te!
Grazie per avermi proposto questo gioco: se hai voglia di fare un'altra "Intervista Impossibile" in futuro (magari con qualche altro tipo losco della storia o della letteratura), sai dove trovarmi.
Buona serata e... occhio a chi fai entrare in studio la settimana prossima!
di FabioAndrea e Gemini
15 agosto 2026
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